Risposta Interrogazione:  FERRO​ e​ VARCHI. —​ Al Ministro della giustizia.​ —

Risultato immagini per interrogazione parlamentareRisposta Interrogazione:

 FERRO​ e​ VARCHI. —​ Al Ministro della giustizia.​ — Per sapere – premesso che:

   da tempo i sindacati denunciano una vera e propria emergenza incolumità per il personale di polizia penitenziaria, vittima di un crescendo di episodi di aggressioni, 485 dall'inizio dell'anno, a cui si aggiungono rivolte di detenuti e risse;

   l'ultimo grave episodio è stato registrato pochi giorni fa nel reparto B della casa circondariale di Castrovillari, dove un assistente capo è stato colpito al volto con un violento pugno, dopo il reiterato invito all'aggressore ad entrare nella camera detentiva al rientro dalla doccia giornaliera;

   solo grazie alla presenza di altri detenuti che hanno bloccato l'aggressore e al pronto intervento di altri agenti che lo hanno riportato alla calma e accompagnato nella camera detentiva si è potuto evitare il peggio;

   l'episodio è stato denunciato da Vincenzo Ventura, delegato regionale USPP (Unione sindacati di polizia penitenziaria), che, nel segnalare la «professionalità ed il sangue freddo dell'agente coinvolto che ha mantenuto la calma chiamando i rinforzi nonostante il forte colpo al viso», ha ribadito la necessità di ripianamento delle carenze organiche di tutti i reparti di polizia penitenziaria;

   ancora una volta, si torna a parlare di emergenza carceraria, perché, come avvalorato da Ventura, «il blocco delle assunzioni dell'ultimo decennio ha lasciato invecchiare il personale di un intero istituto, la cui età media oggi e sui cinquanta anni con problemi di tenuta fisica; turni giornalieri di otto ore e 30/40 ore di straordinario mensile non aiutano certamente. Inoltre, urgono importanti interventi strutturali sempre annunciati ma mai realizzati, come l'installazione delle docce in tutte le camere detentive che avrebbe evitato sicuramente l'evento critico odierno. Auspichiamo quindi l'adozione di idonei correttivi da parte del capo del Dap Francesco Basentini e del guardasigilli Alfonso Bonafede rispetto alla situazione non solo di Castrovillari ma di tutti gli istituti calabresi, ormai vicini al collasso, dotando la Polizia Penitenziaria di strumenti adeguati a contrastare simili comportamenti che spesso vengono perseguiti esclusivamente sotto l'aspetto disciplinare e quindi ininfluenti e inutili»;

   i numeri riferiti all'anno 2018, con una popolazione detenuta inferiore a quella attuale di oltre 60.400 presenze, parlano da soli: 7.784 colluttazioni, 1.159 ferimenti, 91 evasioni, 10.423 atti di autolesionismo, 61 suicidi;

   nonostante tale drammatica situazione, si continua ad assistere ad una serie di provvedimenti sbagliati, che sembrano, invece, andare nella direzione del depotenziamento della polizia penitenziaria: dall'imposizione dei numeri degli organici negli Istituti e servizi penitenziari senza alcuna logica, alla soppressione delle Centrali Operative Regionali della Polizia Penitenziaria, che controllano i trasporti dei detenuti in tutto il Paese sui mezzi del Corpo, i piantonamenti, i sistemi stessi di sicurezza delle carceri; alla chiusura di carceri e Provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria in ragione di supposte razionalizzazioni –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, accertata la gravità degli stessi, quali urgenti iniziative di competenza intenda adottare per affrontare l'annosa problematica dell'emergenza carceraria;

   se non ritenga necessaria l'istituzione di un tavolo tecnico, con la partecipazione delle principali associazioni di rappresentanza, per lo studio di un progetto di legge specifico volto a garantire il controllo degli istituti penitenziari;

   se non ritenga necessario istituire un tavolo permanente presso il Ministero della giustizia per monitorare la situazione penitenziaria e trovare idonee soluzioni.
(4-04164)

  Risposta. —​ Con l'atto di sindacato ispettivo in esame gli interroganti, nel fare riferimento a un recente episodio di aggressione posto in essere da un soggetto detenuto presso la casa circondariale di Castrovillari ai danni di un operatore di polizia penitenziaria, indicandolo come sintomatico della situazione di emergenza carceraria che si riverbera in danno degli appartenenti al Corpo, asseritamente destinatari di una serie di provvedimenti sbagliati che sembrano indirizzati a un loro depotenziamento, chiedono di sapere se il Ministro della giustizia sia a conoscenza dei fatti e quali iniziative urgenti intenda adottare per affrontare l'annosa problematica dell'emergenza carceraria, se non ritenga necessaria l'istituzione di un tavolo tecnico, anche con la partecipazione sindacale, per lo studio di un progetto di legge volto a garantire il controllo degli istituti penitenziari, se non ritenga necessario istituire un tavolo permanente presso il Ministero della giustizia per monitorare la situazione penitenziaria e trovare idonee soluzioni.
  Va innanzitutto evidenziato che immediatamente dopo l'evento critico, a cui fanno riferimento gli interroganti, il detenuto coinvolto veniva trasferito presso gli Istituti penitenziari «G. Panzera» di Reggio Calabria, Plesso «Arghillà» per ragioni di ordine e sicurezza.
  In termini generali, per quanto attiene alla situazione della casa circondariale di Castrovillari, va detto che, alla data dell'8 gennaio 2019, risultano ristretti un totale di 172 detenuti, rispetto a una capienza regolamentare pari a complessivi 122 posti disponibili, rilevandosi un indice percentuale di affollamento pari al 140,98 per cento, come tale di poco superiore alla media nazionale che si attesta attorno al 130 per cento circa.
  Pur al netto di tale affollamento, va comunque dato atto che presso l'istituto in questione non si registra alcuna violazione dei parametri previsti dalla Cedu, atteso che tutti i ristretti risultano avere a disposizione, nelle rispettive camere di pernottamento, uno spazio di vivibilità superiore ai 4 metri quadri.
  Per quanto attiene alla dotazione del personale di Polizia penitenziaria, a fronte di una pianta organica di 124 unità, anche al netto dei distacchi in entrata ed in uscita, risultano in servizio presso l'istituto in argomento 107 unità.
  Le maggiori scoperture si registrano nel ruolo dei sovrintendenti, compensate, quanto meno sul versante numerico, dall'esubero nel ruolo degli agenti/assistenti.
  In ogni caso, anche nell'ottica di un riequilibrio funzionale dei ruoli, va ricordato che i vincitori del concorso interno a complessivi 2.851 posti proprio per la nomina alla qualifica di vice sovrintendente del ruolo sia maschile che femminile del Corpo, al termine del corso di formazione in atto, costituiranno un bacino significativo a cui attingere per colmare le diffuse scoperture che su tutto il territorio si registrano in questo profilo professionale.
  Si tratta di una misura che si innesta a pieno titolo nel più ampio alveo delle mirate politiche assunzionali perseguite da questo Ministero, anche nel comparto penitenziario.
  A tal riguardo ci si limita a evidenziare che è in atto anche il corso di formazione per i vincitori del concorso a 80 posti di vice commissario, mentre verranno completate le procedure concorsuali a complessivi 49 posti di ispettore superiore ed a complessivi 754 posti di allievo agente. Si provvederà, altresì, al completamento dell'assunzione straordinaria di 1.300 allievi agenti del Corpo di polizia penitenziaria – ai sensi dell'articolo 1, commi 382-383, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio 2019) – anche mediante scorrimento delle graduatorie vigenti e verranno inoltre avviate, nei prossimi mesi, le procedure per la copertura dei posti di vice sovrintendenti conseguito all'incremento della dotazione organica previsto dall'articolo 44, comma 8, lettere​ b)​ e​ b-bis), del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95 (di revisione dei ruoli delle forze di polizia), e alle vacanze disponibili dal 31 dicembre 2017 al 31 dicembre 2018.
  È altresì previsto un programma straordinario di assunzioni per i prossimi anni per un totale di 620 unità di Polizia penitenziaria e di 150 unità del comparto funzioni centrali con un impegno di spesa di quasi sei milioni annui per il 2020 e per il 2021.
  In tale direzione, si confida realisticamente di poter disporre, a breve, di un ampio bacino di risorse umane a cui attingere per sanare le varie scoperture di cui risentono gli istituti di tutto il territorio e rispetto a cui saranno tenute in debita considerazione anche le esigenze della casa circondariale di Castrovillari che, va comunque ricordato, lo scorso mese di luglio ha già fruito dell'incremento di 5 unità.
  L'innalzamento dei livelli di sicurezza delle strutture detentive costituisce un obiettivo primario che viene perseguito da questo Ministero, oltre che attraverso il rafforzamento degli organici, anche sotto il profilo organizzativo e funzionale.
  A tal riguardo, è d'uopo richiamare la circolare adottata il 9 ottobre 2019 dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che ha inteso perseguire una mirata politica di valorizzazione dell'istituto del trasferimento per ragioni di ordine e sicurezza, previsto dall'articolo 42 della legge n. 354 del 1975 (ordinamento penitenziario), a cui, del resto, si è fatto ricorso anche nel caso di specie.
  Si reputa opportuno evidenziare i benefici che ne possono conseguire in termini di incremento dei livelli di sicurezza nelle strutture detentive, tangibile anche nel più consistente ricorso a tale strumento che si è registrato dalla data di adozione della suddetta circolare al mese di marzo scorso (n. 1550 detenuti trasferiti), rispetto al numero ben più esiguo di occasioni in cui vi si è fatto ricorso nel medesimo periodo del biennio precedente (n. 1143).
  In punto di diritto occorre innanzitutto precisare che gli operatori penitenziari già godono dello stringente sistema di tutela apprestato, in via generale, in favore dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio rispetto a condotte criminose di cui siano vittime nell'atto o a causa dello svolgimento del servizio.
  Ed invero, oltre all'aggravante a effetto comune, prevista dall'articolo 61 n. 10 del codice penale, che comporta l'aumento fino ad un terzo della pena per qualunque reato commesso in loro danno, con specifico riferimento a condotte di aggressione fisica, trova applicazione l'aggravante a effetto speciale di cui all'articolo 576, comma 1, n. 5-bis​ del codice penale che determina l'ergastolo, in caso di omicidio, e l'aumento della pena da un terzo alla metà, in caso di lesioni.
  Per quanto qui rileva, va altresì rimarcato che con il cosiddetto decreto sicurezza bis (decreto-legge 14 giugno 2019, n. 53, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2019, n. 77), al fine di innalzare ulteriormente il livello di tutela penale per gli operatori di pubblica sicurezza, è stata esclusa l'applicabilità dell'esimente della particolare tenuità prevista dall'articolo 131-bis​ del codice penale proprio rispetto ai reati di violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale (articoli 336, 337, 341-bis​ del codice penale).
  Resta ferma, in ogni caso, l'apertura di questo Ministero alla valutazione di ogni altra ipotetica prospettiva di ulteriore rafforzamento della tutela degli operatori penitenziari e potenziamento delle condizioni generali di sicurezza in contesto detentivo, oltre che sul versante normativo, anche su quello organizzativo e strumentale.
  Proprio in questa direzione, nel mese di aprile 2019 è stato istituito un gruppo di lavoro, composto da operatori penitenziari esperti nel settore, con il compito di individuare nuovi modelli organizzativi finalizzati a una migliore gestione degli eventi critici in ambito penitenziario.
  Gli esiti dei lavori sono attualmente oggetto di un'approfondita attività di analisi funzionale all'adozione di soluzioni utili ad incrementare il livello di sicurezza nelle carceri.
  L'obiettivo dell'incremento della sicurezza nelle carceri viene perseguito anche riservando particolare attenzione agli strumenti a disposizione del personale di Polizia penitenziaria.
  A tal fine sono state avviate attività per la dotazione di innovativi equipaggiamenti atti al contenimento senza pregiudizio per l'operatore penitenziario, come prodotti antitaglio e nuovi giubbotti antiproiettile, ed è attualmente allo studio la futura adozione di altri presidi di sicurezza, come prodotti paracolpi, scudi curvi e maschere facciali.
  Nella medesima direzione si iscrivono, da ultimo, lo studio dell'impiego delle nuove tecnologie dei sistemi radar di derivazione militare nelle progettazione e nel finanziamento di impianti perimetrali esterni ed impianti interni di videosorveglianza ed allarme, nonché la dotazione di strumenti per prevenire l'illecita introduzione di cellulari all'interno delle carceri ovvero per rilevarne la presenza e schermarne la ricezione.
  In particolare, sono stati da poco distribuiti 40​ jammer, mentre 40​ metal detector, 90 apparecchiature a raggi x e​ 65 rilevatori portatili di cellulari, tutti recentemente acquistati, sono in corso di installazione ed altri 200 rilevatori sono in fase di acquisto.
Il Ministro della giustizia:​ Alfonso Bonafede.


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