COMUNICATO STAMPA 11 SETTEMBRE 2019-CARCERI - MORETTI USPP - RIVEDERE CRITERI RILASCIO PERMESSI PREMIO DETENUTI

“La notizia della concessione di un permesso premio ad un detenuto per festeggiare il proprio diciottesimo compleanno è solo l’ultima delle storture all’applicazione dell’art. 30 dell’Ordinamento Penitenziario” questo l’amaro commento del Presidente USPP, Giuseppe Moretti, in riferimento alla notizia divulgata dai mass media e relativa a quanto è stato concesso dall’autorità giudiziaria ad un soggetto condannato in primo grado quando era ancora minore per l’omicidio del vigilante Franco della Corte e per questo condannato a 16 anni e mezzo in primo grado e ristretto presso l’Istituto Minorile di Airola.

“Nell’unirci allo sconcerto della famiglia, cui anche il Capo della Polizia Gabrielli non ha mancato di far sentire la sua vicinanza, sollecitiamo il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ad attivare un’attenta verifica della corretta applicazione dell’ordinamento penitenziario che prevede si la possibilità di rilascio di permessi per necessità e/o premio ma in casi che dovrebbero essere di natura caritatevole, o per eventi familiari luttuosi, o ancora per occasioni speciali come la nascita di un figlio o cerimonie religiose e non certo per festeggiare compleanni ne tantomeno esporre la Polizia Penitenziaria che scorta coloro che partecipano a tali eventi a feste pagane e/o situazioni surreali per la loro natura del tutto ludica e non certo educativa”.

Moretti infatti sottolinea “che sempre più spesso ci giungono segnalazioni come in un recente caso di scorta a un detenuto accompagnato prima alla cerimonia in chiesa per il battesimo dei suoi figli e poi a seguire ad una festa di famiglia con tanto di canti e balli gitani e scene degne di film come Suburra tanto da esporre” prosegue il rappresentante dell’USPP “gli agenti di Polizia penitenziaria a momenti di vero imbarazzo e non certo consoni al ruolo istituzionale che gli compete”.

In conclusione per Moretti “le autorità giudiziarie competenti, tribunali e corti d’appello qualora i detenuti non siano definitivi e la magistratura di sorveglianza, sembrano non essere consapevoli che le concessioni più disparate concesse a chi sconta la pena non possono travalicare il decoro con cui la polizia penitenziaria è chiamata a svolgere il proprio servizio di accompagnamento e, come nel caso di specie, non possono riguardare fatti che offendono chi ha perso un congiunto, perché un conto è in dettato costituzionale del recupero del reo, un altro è dare il segnale che pur dovendo scontare una condanna tutto sia possibile in spregio anche del valore e della certezza che la pena deve avere, per questo il Ministro Bonafede è invitato a riflettere sulle iniziative da adottare anche per tutelare la dignità di chi tali delicati servizi è tenuto a svolgere”.

L’UFFICIO STAMPA U.S.P.P.


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